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l'assetto - 5/5/2002
L'assetto a Jerez
Jerez ha la reputazione di circuito difficile. Questo è il risultato del disegno del tracciato - 4423 metri - che presenta numerosi punti in cui si frena veramente forte ed una incredibile varietà di curve, con frequenti cambi di angolazione dell'asfalto. Da ciò che precede si evince quanto importante sia la messa a punto delle caratteristiche della ciclistica, con particolare riferimento al bilanciamento, soprattutto nella delicata fase della frenata. Per questa ragione la ricerca della stabilità è un obbligo, visto, inoltre, che nei punti di decelazione l'asfalto è irregolare ed è quindi necessario avere un avantreno particolarmente affidabile, in modo da potersi concentrare sulla guida e poter "attaccare" il tracciato.
Questo è il motivo per il quale la messa a punto della forcella è fondamentale: da un lato, infatti, deve assorbire le brusche decelerazioni sotto l'impulso delle violente frenate; dall'altro deve comunque essere in grado di assorbire le irregolarità dell'asfalto nella fase finale della compressione, in modo da non scaricare sul pneumatico tutto il lavoro.
La prima difficoltà, dunque, è bilanciare una forcella che sarà necessariamente dura per evitare una brusca variazione di carico in frenata, ma nel contempo in grado di lavorare sulle ondulazioni dell'asfalto. Un obiettivo che si ottiene bilanciando finemente il carico della molla con quello del freno dell'ammortizzatore.
Anche il ritorno della sospensione, a Jerez, necessita di grande attenzione. Il cosiddetto "rebound", infatti, deve essere registrato in modo da evitare il repentino riallungamento della forcella che, nella fase di rilascio e fine della frenata, porterebbe ad un deciso sottosterzo allorché l'azione del pilota sul gas inevitabilmente comporta un trasferimento di carico sul retrotreno.
Questi aggiustamenti fini, assieme ad un controllo dell'altezza della sospensione posteriore, sono necessari anche per mantenere la stabilità della ruota posteriore, importante per raggiungere un buon controllo della moto in frenata.
In particolare si utilizza una molla rigida, per evitare che il mezzo si sieda in accelerazione, con un settaggio della compressione dell'ammortizzatore non eccessivo, in modo da lasciare al pilota ampia sensibilità.
Ovviamente la ricerca dell'assetto ottimale si estende anche alla messa a punto del motore, al quale si richiede una risposta pronta ai regimi intermedi, in modo da offrire una buona accelerazione fuori dalle curve veloci, mentre si cura, contemporaneamente, la velocità massima, importante nei due rettilinei principali.

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